Mezzo secolo di vino e cooperazione

Gli anni sessanta furono anni duri per il Chianti Classico: una crisi economica e tecnica stava attraversando l’agricoltura chiantigiana, ancorata a vecchi modelli produttivi.
Una mente visionaria, quella del Cavalier Armando Nunzi, riuscì nell’impresa di convincere un gruppo di viticoltori ad aderire ad un’idea innovativa: fondare una cantina sociale moderna capace di raccogliere e vinificare le uve dei futuri soci.

Fu così che il 21 giugno del 1965 il Cavalier Gualtiero Armando Nunzi insieme a un primo gruppo di 17 viticoltori si riunì sotto il nome di Castelli del Grevepesa.

L’intento comune era quello di mettere insieme più persone provenienti dalle varie zone del Chianti Classico fiorentino per tutelare il territorio e mantenere intatte le tradizioni secolari della viticoltura toscana: quel saper fare di antica memoria che le maestranze contadine tutt’oggi si tramandano di generazione in generazione.

L’obiettivo era ambizioso: produrre vini di alta qualità nel rispetto delle severe norme della Legge e dell’allora Consorzio Gallo Nero (oggi Consorzio del Chianti Classico), operando un’attenta selezione delle uve e un rigoroso e controllato processo di vinificazione.
Per simbolo fu scelto l’iris, comunemente detto giaggiolo, fiore che nasce spontaneamente tra la Val di Greve e la Val di Pesa. Fiore perenne, riesce a resistere al caldo torrido e al gelo dell’inverno: simbolo della solidità della Castelli del Grevepesa e del legame inscindibile con la cultura fiorentina e le sue tradizioni.

Sono passati più di 50 anni e oggi Castelli del Grevepesa riunisce oltre 120 aziende associate, 4 delle quali sono tra i primi fondatori.

La più grande famiglia del Chianti Classico, che con passione e duro lavoro produce vini di alta qualità, accessibili a tutti, riconosciuti e apprezzati in tutto il mondo.

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