Trebbiano toscano

Il Trebbiano Toscano è una delle varietà, come ricorda giustamente Ian D’Agata nel suo “Native Wine Grapes of Italy”, tra le più bistrattate, storicamente associata alla produzione quantitativamente rilevante, di vini senza grande personalità ed incapaci di invecchiare. Tanto che nella famosa formula della produzione del Chianti di Bettino Ricasoli, nonostante fosse una varietà già conosciuta ed abbondantemente coltivata, il Trebbiano non c’era, e fu ammesso solo successivamente, proprio perché capace di offrire sempre grandi quantità. Il suo gemello francese, l’Ugni Blanc, ironicamente, ha avuto maggiore fortuna: dalla sua distillazione, infatti, si produce il Cognac, e le prime tracce scritte, sotto il nome di Uniers, risale addirittura al 1514. Tornando al Trebbiani, la sua “italianità” è talmente forte da avere persino parenti molto vicini, come la Garganega, il vitigno chiave del Soave, ma ha parentele con almeno altri otto vitigni, e grazie alla sua incredibile capacità produttiva e ad adattabilità, è la più piantata tra le varietà a bacca bianca in Italia, e la settima in assoluto al mondo, dall’Australia all’Argentina. Il suo ruolo nella produzione del Vin Santo è fondamentale, aggiunge acidità e permette, ancora una volta, di accrescere la quantità prodotta.

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