I Super Tuscan e il Chianti Classico

Negli anni Settanta, quando il Chianti era all’inizio della sua parabola discendente, la famiglia Antinori, una delle storiche dinastie del vino toscano, lanciò una vera e propria sfida al potere costituito, almeno in termini enologici, ossia quello del re dei vitigni delle colline tra Firenze e Siena, il Sangiovese, nell’incontro, sulla scia delle produzioni di Carmignano, con il Cabernet Sauvignon: nasce così il Tignanello, cui seguì pochi anni dopo il Solaia, che invertì le percentuali tra Sangiovese e Cabernet Sauvignon.

Nell’arco di poco tempo, tra i castelli del Chianti Classico, sembrava che tutti dovessero avere un proprio Super Tuscan, così ribattezzato dalla critica internazionale, venduto provocatoriamente come vino da tavola, e successivamente come Toscana Igt. Sarà una delle novità più importanti del panorama produttivo italiano degli ultimi decenni, ma si rischiava, inesorabilmente, di allontanarsi dalla tipicità del Chianti.

Fu anche sull’onda dell’innovazione dei Super Tuscan, in fin dei conti, se il Chianti Classico, diventato una Denominazione indipendente nel 1996 (fino al allora era una sottozona della più ampia Denominazione Chianti), si impose con gli stilemi di una tradizione più stringente, in cui il Sangiovese recuperava la propria centralità, e le varietà a bacca bianca sparirono dal disciplinare, rilanciando un territorio in declino, e riportandolo al centro della scena produttiva italiana e mondiale. Definire il Settimo, il Rosso Toscana IGT della linea Clemente VII dei Castelli di Grevepesa come un Super Tuscan può suonare come una piccola forzatura, ma l’incontro tra Sangiovese, Merlot e Syrah ne fa, a tutti gli effetti, un piccolo Super Tuscan.

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