Vernaccia di San Gimignano

La più conosciuta denominazione di vini bianchi di Toscana è quella della Vernaccia di San Gimignano (www.vernaccia.it), città delle torri ed una sorta di Manhattan del Medioevo, epoca in cui qui svettavano ben 70 “grattacieli”, di cui 13 sono arrivati fino a noi, lungo settecento anni di storia in cui le cronache cittadine si sono intrecciate con quelle della Vernaccia, declinata dai Castelli del Grevepesa nella Bertesca, 100% Vernaccia, per la linea Castelgreve.

Già nel tredicesimo secolo troviamo tracce di Vernaccia: le gabelle di San Gimignano lo segnalano per la prima volta in un documento ufficiale nel 1276: “un salma vini de vernaccia ad mulum, soldi 3”. Anche Dante parla della Vernaccia, unico vino citato nella Divina Commedia, al canto XXIV del Purgatorio, in cui si narra la pena inflitta a Papa Martino IV, che doveva scontare i suoi peccati di gola, da scontarsi mangiando continuamente anguille di Bolsena e bevendo Vernaccia. Nel Cinquecento quella della Vernaccia è una realtà affermata, ogni famiglia nobile di San Gimignano e di Firenze ne produce in grande quantità, attirando anche l’attenzione del bottigliere di Papa Paolo III Farnese, Sante Lancerio, mentre Giorgio Vasari, qualche anno dopo (tra il 1555 e il 1572) commenta così uno degli affreschi del Salone dei Cinquecento che aveva dipinto, quello che rappresenta la conquista di Colle e San Gimignano da parte di Firenze: “Geminianum et Colle oppida, sono S. Gimignano e Colle, terre grosse e principali: ed il fiume che vi ho finto, lo fo per l’Elsa; e quel satiro giovane, che ha accanto, beve la Vernaccia di quel luogo”. Oggi, è una denominazione affermata, prima Doc bianchista del Belpaese nel 1966, conta su 720 ettari vitati a Vernaccia, che concorre in misura minima dell’85% alle diverse tipologie, per una media produttiva che sfiora i 6 milioni di bottiglie l’anno ed un giro d’affari di 16 milioni di euro, legato a doppio filo alla vendita nella stessa San Gimignano, meta ogni anno di milioni di turisti, mentre il 52% dei fatturati arrivano dai mercati esteri.

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